lunedì 13 settembre 2010

(Cattiva) Scienza in TV: il pubblico smaschera le bufale pseudoscientifiche. E le istituzioni?

(Cattiva) Scienza in TV è un'originale iniziativa online di educazione scientifica. Coinvolge il pubblico attraverso giochi a premi in cui individuare e correggere gli errori scientifici delle trasmissioni televisive che sfruttano la credulità popolare. Le vittime di queste trasmissioni possono imparare a smascherare la pseudoscienza in TV e sviluppare il pensiero critico.

L'iniziativa potrebbe essere un passo importante contro la diseducazione TV perché si serve di uno strumento potente come l'ironia e, rendendo il pubblico protagonista, attenua la reputazione di saccenza e paternalismo spesso associata al mondo scientifico.

Ma non basta.

Gli eventuali successi divulgativi non dovranno fare dimenticare un punto fondamentale. Molta pseudoscienza in TV viene finanziata con denaro pubblico e promossa da alcune istituzioni. Anche altri soggetti hanno doveri istituzionali e morali di contrasto all'indebolimento delle difese immunitarie culturali della società e lo spreco di risorse collettive.

I grandi istituti scientifici nazionali dovrebbero chiedere spiegazioni alla TV di stato sulle sue scelte culturali e la preparazione delle persone a cui vengono affidate. Un'opinione pubblica male informata e in balia della credulità può essere ostile o indifferente alla ricerca condotta da quegli istituti.

Sarebbe inoltre utile che il mondo dell'informazione e i media cominciassero a interrogarsi sull'opportunità di innalzare gli standard etici e di rigore, evitando di premiare con incarichi prestigiosi chi sfrutta la credulità. La scarsa qualità culturale getta legittimi dubbi sulla credibilità dell'intera informazione.

Gli scienziati famosi e i premi Nobel, infine, potrebbero esporsi maggiormente condannando la cattiva scienza in TV e chiedendone ragione a dirigenti televisivi ed editori. Ricambierebbero così una parte del credito di prestigio, autorevolezza e attenzione che la società riserva loro.

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