giovedì 24 settembre 2009

Un'astronoma di Cosmic Diary spiega le difficoltà di tenere un blog scientifico

In un post del 10 luglio 2009 ho espresso la mia delusione per gli astronomi blogger italiani di Cosmic Diary, un progetto per l'Anno Internazionale dell'Astronomia 2009 in cui ricercatori di tutto il mondo raccontano il loro lavoro. Mi sono occupato anche del blog di Annalisa Calamida, astrofisica presso l'European Southern Observatory (ESO).

Annalisa Calamida ha mandato alcuni commenti al mio intervento. Li pubblico volentieri con il suo consenso non solo perché ritengo doveroso dare spazio alle sue puntualizzazioni, ma perché indica la difficoltà principale di tenere un blog per uno scienziato: la mancanza di tempo.
Aggiornare con regolarità un blog compete con altre attività importanti per uno scienziato, specialmente con incarichi precari, come pubblicare i risultati della ricerca e procurarsi nuovi contratti. È difficile integrarlo nei ritmi di vita e di lavoro.

Se un'organizzazione scientifica vuole parlare al pubblico attraverso i blog, non basta che dia qualche informazione tecnica di base sugli strumenti di blogging a chi dovrà usarli. Dovrebbe
concedere agli scienziati tempo nell'orario di lavoro e riconoscere l'impegno divulgativo ai fini della carriera, o almeno non penalizzarlo.

Ecco i commenti di Annalisa Calamida, che ringrazio - Paolo Amoroso


Come Paolo Amoroso ha notato e commentato, non molto gentilmente, non sono un'esperta di blog. In ogni caso, volevo puntualizzare che quello di scrivere un blog ed aggiornarlo continuamente è un impegno che richiede molto tempo. Il nostro lavoro di post-doc a contratto, purtroppo, non ci lascia molto tempo libero, perché dobbiamo impegnarci al massimo non solo per ottenere dei buoni e possibilmente ottimi risultati con le nostre ricerche, ma anche perché se non pubblicassimo costantemente articoli non avremmo la minima possibilitè di trovare un altro contratto l'anno successivo.

L'intervento sul mio blog, citato da Paolo Amoroso, voleva essere leggero e spiritoso, dato che mi era stato detto che lo scopo del blog dell'ESO era quello di far conoscere la vita degli astronomi agli altri, e quindi, il mio episodio dei camionisti rientrava nella categoria "vita e problemi quotidiani dell'astronomo". Il commento: "riferendosi a stereotipi nazionali in imbarazzante contrasto con il carattere internazionale e interculturale dell'Anno dell'Astronomia." non lo trovo corretto quindi. Vorrei precisare che con quell'intervento, non volevo assolutamente stereotipare il comportamento dei tedeschi o di qualsivoglia nazionalità, ma, anzi, l'intento aveva proprio lo scopo contrario.

Sono una persona che ha viaggiato molto fin da piccola, e che tutt'ora viaggia sia per lavoro sia per piacere, e non credo di ragionare per stereotipi, essendo venuta a contatto con molte culture diverse ed avendo sperimentato personalemte problemi di integrazione socio-culturale.

Puntualizzo inoltre che il mio terzo intervento verteva su un problema che si riscontra nel corso del lavoro del ricercatore. Purtroppo ci sono stati anche dei problemi di funzionamento di questo blog, e non sono mai stata avvisata, come sarebbe dovuto accadere, dei commenti e/o domande in attesa di essere pubblicati sul mio blog.

Annalisa Calamida

2 commenti:

  1. Caro avventuriero planetario,

    se il sottoscritto, che non è nessuno, non riusciva dal 14 settembre a trovare il tempo per postare sui due, dico due!, blog che seguo regolarmente, posso immaginare un'astronoma che lavora a ESO allo sviluppo dei progetti scientifici con il telescopio E.ELT da 42 m...

    Concordo pienamente che un'istituzione scientifica dovrebbe riconoscere agli scienziati che la comunicazione fa parte del loro lavoro e non è un'orpello in più. Speriamo bene.

    Grazie, Andrea

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  2. Caro Andrea, tieniti forte: sono attualmente iscritto a 333 feed RSS (and counting).

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