venerdì 10 aprile 2009

Gli scienziati: liberi nella ricerca, limitati nel parlare pubblicamente

Ho parlato con alcuni scienziati, tecnici e operatori di grandi progetti di ricerca che affidano loro macchine e tecnologie costosissime. Hanno espresso una frustrazione comune, e mi è sembrato di percepire opinioni simili da altri.

Questi scienziati hanno una buona autonomia tecnica, ma vengono controllati e trattati come bambini nelle loro dichiarazioni pubbliche, che devono spesso essere approvate e concordate. Possono imparare a usare macchine complesse e indagare fenomeni naturali misteriosi, ma non sono ritenuti in grado di parlare autonomamente senza mettere in imbarazzo i propri istituti.

1 commento:

  1. Caro avventuriero planetario,

    nessuno tratta nessuno come bambini. Semplicmente una cosa è la scienza, un'altra è la comunicazione della scienza.

    Il capo ufficio stampa del CERN non insegna a fisico e ingegnere come costruire LHC. Invece fisico e ingegnere vorrebbero insegnare al capo ufficio stampa come fare comunicazione.

    Perché invece non dovrebbero affidarsi alle mani di un esperto competente in materia di comunicazione, che ha studiato per svolgere quel ruolo? Non si tratta di censura, ma di ragionevolezza: ognuno faccia il suo mestiere. Dimmi che cosa vuoi dire, così ti aiuto a trovare una maniera per dirla.

    Controesempio. A settembre 2008 in una trasmissione radiofonica locale ho sentito con le mie orecchie un importante fisico, per rassicurare le persone che l'accensione di LHC non avrebbe prodotto un buco nero, dire che timori simili avevano assalito i fisici del progetto Manhattan.

    Se facciamo esplodere la bomba, si chiesero, non è che prenderà fuoco l'atmosfera? «Ma Fermi», sto citando il fisico di cui sopra, «fece i calcoli e vide che ciò non sarebbe successo, quindi la bomba si poteva buttare tranquillamente»...

    Ti rendi conto? A parte il cattivo gusto di dire che la bomba atomica si poteva buttare tanto non sarebbe successo niente, no comment, il fisico di cui sopra è riuscito con un'abile mossa a collegare nell'immaginario dell'ascoltatore radiofonico LHC e la bomba atomica!!!

    Mi immagino la discussione in bus la mattina dopo. Un tizio legge sul giornale "Oggi l'esperimento al CERN" e l'altro tizio gli dice: «Ah già, ne hanno parlato alla radio ieri». «E cos'hanno detto?», gli chiede il primo. «Non ricordo bene, ma c'entrava la bomba atomica», risponde il secondo.

    Mesi di lavoro di ufficio stampa bruciati in un istante. Quel fisico sì che è un raffinato esperto di comunicazione!

    Questo prova *scientificamente* che l'essere in grado di usare macchine complesse non è condizione sufficiente a assicurare di essere in grado di saper parlare autonomamente senza mettere in imbarazzo i propri istituti.

    A mio parere, ma scopro l'acqua calda, l'ideale è che in un istituto il lavoro sia di squadra, con reciproca fiducia e rispetto dei relativi ambiti di competenza da parte dei reparti della ricerca, della comunicazione, della direzione e amministrazione.

    Sì, perché un'errata comunicazione influisce sui rapporti con la politica e sulle risorse che possono venire stanziate o meno.

    Supponiamo che a sentire quella trasmissione radio ci fosse stato un politico che deve decidere dei finanziamenti a LHC. Secondo te, sarebbe stato contento di presentarsi come il promotore di una ricerca che... c'entra con la bomba atomica?

    Dai un po' un'occhiata alla lista delle personalità politiche che a ottobre 2008 sono andate all'inaugurazione di LHC al CERN. Dimmi quali erano i politici di primo piano presenti. Chiediti perché.

    Grazie e buona Pasqua, Andrea

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