venerdì 28 agosto 2009

Perché i musei dovrebbero permettere ai visitatori di fotografare liberamente

Nina Simon del blog Museum 2.0 espone alcune buone ragioni per cui i musei dovrebbero avere politiche il più aperte possibili sulle riprese fotografiche fatte dai visitatori. Delle 5 ragioni elencate, la mia preferita è che i visitatori usano le foto personali diversamente delle immagini nei cataloghi venduti nei gift shop, su cui spesso si basa parte degli introiti dei musei:
Visitors use personal photos differently from store-bought ones. The majority of visitors use their cameras to casually record their personal and social experiences, not to take authoritative images of artifacts. A visitor who wants a picture of "mom with the giant penis statue" wants something that the museum is not selling.

È interessante perché fa capire che chi decide certe regole non ha idea di come si comportino i visitatori, non ha alcun contatto con il pubblico.

Le osservazioni di Simon riguardano prevalentemente il mondo museale e culturale anglosassone. Credo però che le restrizioni sulle foto nei musei e luoghi pubblici italiani siano maggiori.

1 commento:

  1. L'ho sempre pensato anche io. La proibizione deriva da una concezione anacronistica del copyright.

    Pensiamo a un esempio per tutti: se il dipinto de "la Gioconda" non fosse stato riprodotto (e modificato) da migliaia, milioni di artisti e fotografi nel mondo, avrebbe oggi la celebrità che possiede? Ci sarebbero le file al museo del Louvre per ammirarla? Se i francesi avessero posto il veto per la sua riproduzione, oggi il Louvre potrebbe sfruttare l'immagine di un opera di così grande valore?


    Oggi piu' che mai la popolarità di un evento, di un oggetto o di una persona è proporzionale al numero di link, di immagini e di video che vengono condivisi su Internet).


    “I collegamenti tra un sito e l’altro (link o referral) sul web hanno un preciso valore e possono essere considerati come una vera e propria pseudo-valuta”
    .


    E' il buzz delle reti, del passaparola che crea valore. I link hanno un valore loro stesso (il PageRank è lo strumento che Google utilizza per valorizzare in numero di link referrals).

    Chiudere le porte ai propri musei, alle proprie collezioni significa non sfruttare le possibilità offerte dai social network, e non fa che ghettizzare le collezioni, renderle anonime.

    Se non parlano di te, oggi molto più che in passato, è come se non esistessi.

    E siccome una foto vale più di mille parole...

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