martedì 28 aprile 2009

Ci vuole tempo per spostare un gruppo di visitatori

La luce ha una velocità finita. Neanche un gruppo di persone si propaga istantaneamente. Ci vuole tempo per spostare un gruppo di visitatori fra le sale di un museo, salire scale o farlo entrare in una sala conferenze.

Ti sembra banale? Allora chiediti perché spesso chi organizza o conduce eventi culturali e di divulgazione scientifica non ne tiene conto e si creano ritardi nello svolgimento dell'iniziativa.

Se la visita a un museo comprende 3 spostamenti, e ci vogliono 5 minuti per trasferire un gruppo di visitatori da una tappa all'altra, allora 15 minuti vengono sottratti all'esposizione. Se l'incontro dura un'ora e prevedi di parlare per un'ora, finirai in ritardo di 15 minuti.

sabato 25 aprile 2009

Lettera dal fronte della divulgazione scientifica

Piastrina di riconoscimento militareMia cara Rosina,

ti scrivo queste righe dalla mia trincea nella prima linea della divulgazione scientifica. Oggi abbiamo ascoltato alla radio il discorso del Generale dalla sua fortezza nelle retrovie. Lo vediamo poco e gli ufficiali superiori arrivano solo quando parla lui, ma è sempre un piacere sentirlo.

Il Generale, come sempre, ha elogiato noi e la nostra unità. Ma ormai sembra che ci abbia abbandonati. Non dice se e quando arriveranno i rifornimenti. Parla invece di piani grandiosi e arditi, nuovi fronti, armi sempre più sofisticate, nuovi alleati.

Noi, invece, abbiamo bisogno di quei rifornimenti.

Ricordi il nostro Sergente? Era il più forte e agguerrito. Ce lo invidiavano perfino gli altri eserciti. Ma anche lui, con altri commilitoni, ci ha abbandonati, non ce l'ha fatta. La scarsità di rifornimenti e la sfiducia lo hanno costretto a ritirarsi.

Non capiamo. Ci battiamo con passione, otteniamo ottimi risultati, la gente ci ama e potremmo avanzare facilmente, ma dobbiamo rimanere fermi. Ordini superiori.

Dalle retrovie non hanno idea di cosa accada qui. Non possiamo parlare con il Generale, gli ufficiali superiori non vogliono che si sappia come vanno le cose.

Abbiamo la sensazione che ci considerino un fastidio e che, pur di lanciarsi in nuove imprese e glorie, vogliano chiudere la nostra unità rinunciando a nuove vittorie e uomini validi.

Come non capirli? Divise fiammanti, caserme, parate, bandiere, fanfare. Noi invece siamo straccioni che ottengono sì ottimi risultati, ma disturbano con le solite richieste di rifornimenti.

La sopravvivenza è diventata un lusso, non una necessità. Con i pochi viveri che ci rimangono, e senza alcuna certezza sul futuro, non so quanto potremo resistere.

Tuo,


Paolo

Immagine realizzata con il generatore Dogtags di GlassGiant.com

mercoledì 22 aprile 2009

I voli spaziali sono noiosi?

Perché è noiosa la 125° missione Shuttle? Perché non è noiosa l'ennesima partita di calcio, gara di Formula 1 o corsa ciclistica?

Dave Mosher del blog Space Disco si chiede perché molti considerano noioso il volo spaziale. Pensando che la cronaca di situazioni apparentemente ripetitive sia noiosa, i giornalisti cercano situazioni di rischio o anomalie per tenere vivo l'interesse nello spazio -- spesso con risultati discutibili.

Questa noia è reale? È colpa della natura del volo spaziale?

Altri eventi ripetitivi continuano però a essere ritenuti interessanti e appassionanti: le gare sportive, che offrono variazioni di schemi e situazioni di base. Le cronache sportive dedicano molta attenzione semplicemente al racconto e commento di ciò che accade. Nessuno mette in dubbio che possa annoiare.

Perché, allora, il commento delle attività spaziali sarebbe noioso? Quanto influiscono le scelte editoriali e commerciali dei media? Che ne pensi?

Paradossalmente, l'assenza dello spazio dai media potrebbe renderlo una novità se si decidesse di parlarne di più.

domenica 19 aprile 2009

Perché le istituzioni culturali dovrebbero seguire i social media

Nina Simon del blog Museum 2.0 individua una importante ragione per cui musei e istituzioni culturali dovrebbero prestare attenzione ai social media anche se non intendono servirsene subito: sono cambiate le abitudini di uso del web.

Negli anni '90 gli utenti trovavano informazioni prevalentemente con i motori di ricerca, oggi attraverso i meccanismi di raccomandazione e segnalazione fra utenti dei social media. Simon scrive:
Whereas the Web of the 2000s was dominated by search, we are entering a time when more and more people are using social media as their gateway to the Web. Ask a college student what her homepage is, and you are likely to see Facebook, not Google, pop up on her screen.
Dovrebbero riflettere su questi cambiamenti anche i musei e le istituzioni divulgative scientifiche.

giovedì 16 aprile 2009

Michael Massimino, il primo astronauta in servizio a usare Twitter

Michael Massimino è il primo astronauta a usare ufficialmente Twitter per la comunicazione pubblica, con il nome Astro_Mike. Sta raccontando il suo addestramento per la missione Shuttle STS-125 di manutenzione del telescopio spaziale Hubble. La NASA è al lavoro per permettergli di mandare aggiornamenti Twitter dallo spazio (segnalato da @genejm29).

Almeno due ex astronauti usano già Twitter, Leroy Chiao (AstroDude) e Scott Parazynski (SPOTScott). Ma Massimino è il primo in servizio autorizzato dalla NASA.

Attivato il 3 aprile 2009, in una dozzina di giorni Astro_Mike è stato seguito da più di 58.000 utenti. Ha battuto il record di MarsPhoenix, la presenza Twitter della sonda marziana Phoenix, che aveva impiegato diversi mesi per raggiungere quasi 44.000 utenti.

Il forte legame emotivo del pubblico con MarsPhoenix ha suscitato qualche perplessità. Sarà interessante vedere se l'interesse per la celebrità Massimino su Twitter influirà positivamente anche sull'attenzione per la sua missione STS-125.

lunedì 13 aprile 2009

Crea la presenza Twitter del tuo istituto scientifico o lo farà qualcun altro

Nel febbraio 2009 è apparso su Twitter un account con il nome del Dalai Lama. La voce si è sparsa rapidamente e in poche ore oltre 16.000 utenti lo hanno seguito. Twitter ha però sospeso l'account perché era stato attivato da un seguace non autorizzato del leader tibetano, non dal suo staff.

Un nome utente, specialmente di celebrità in qualche campo, è una risorsa da cui passa una parte crescente della comunicazione pubblica. La popolarità di Twitter pone il problema delle presenze ufficiali sui siti di social networking di enti scientifici, istituzioni divulgative e musei.

Un istituto culturale dovrebbe stabilire una presenza Twitter anche se non è interessato a usarla subito. C'è infatti il rischio che se ne appropri qualche sostenitore più o meno in buona fede e confonda i messaggi.

Twitter lascia la priorità di un nome utente al primo che lo usa. Invece Facebook ha iniziato a verificare con le firme digitali la legittimità dei profili pubblici.

venerdì 10 aprile 2009

Gli scienziati: liberi nella ricerca, limitati nel parlare pubblicamente

Ho parlato con alcuni scienziati, tecnici e operatori di grandi progetti di ricerca che affidano loro macchine e tecnologie costosissime. Hanno espresso una frustrazione comune, e mi è sembrato di percepire opinioni simili da altri.

Questi scienziati hanno una buona autonomia tecnica, ma vengono controllati e trattati come bambini nelle loro dichiarazioni pubbliche, che devono spesso essere approvate e concordate. Possono imparare a usare macchine complesse e indagare fenomeni naturali misteriosi, ma non sono ritenuti in grado di parlare autonomamente senza mettere in imbarazzo i propri istituti.

martedì 7 aprile 2009

Il declino del giornalismo spaziale e l'alternativa dei blog

Lo storico dell'astronautica Dwayne Day ha commentato il licenziamento di alcuni esperti giornalisti aerospaziali da parte di prestigiose testate come CNN e Aviation Week che, per ridurre i costi in questo periodo di declino dei media tradizionali, tagliano spese ritenute non essenziali.

Day osserva che ci sono numerosi blog e altri media online sullo spazio curati da appassionati e dilettanti spesso volontari. Sono però ricchi di opinioni ma poveri di fatti e analisi.

Quei blog si limitano a linkare e commentare articoli prodotti da professionisti, o uffici stampa la cui opinione può non essere imparziale. Day lamenta il collasso del sistema che rendeva possibile pagare professionisti più obiettivi che vadano oltre i comunicati stampa e le dichiarazioni ufficiali.

Solo professionisti retribuiti, secondo Day, possono fare verifiche essenziali come contattare le fonti originali, consultare esperti, recarsi sui luoghi delle notizie, viaggiare per informarsi e partecipare a convegni.

Credo che nell'attuale fase di transizione sia prematuro dire se rimarranno questi limiti dei blog sullo spazio e quale sarà il loro ruolo. Per capirne le potenzialità bisognerebbe dare ai blogger le stesse possibilità dei giornalisti professionisti come l'accesso a persone, notizie, luoghi e materiale oggi accessibili solo ai giornalisti.

sabato 4 aprile 2009

Perché gli scienziati dovrebbero diventare blogger

Il biologo Daniel Brown spiega agli scienziati come comunicare con i blog. Propone una sorta di manifesto del blogging scientifico in cui discute perché seguire e scrivere blog scientifici, perché assumeranno un ruolo sempre maggiore nella comunicazione scientifica e come iniziare.

Parlando di questi strumenti di comunicazione si fanno spesso notare le ricadute positive sulla società e il coinvolgimento del pubblico. La guida di Brown è interessante perché illustra anche i vantaggi del blogging per gli scienziati:
  • ottenere solidarietà emotiva e sociale da persone con punti di vista simili
  • ampliare la propria rete di contatti
  • imparare a scrivere meglio
  • imparare a spiegare concetti complessi in termini semplici
  • ricevere commenti e critiche costruttive sulle proprie idee e ricerche
  • migliorare la visibilità di sé stessi, il proprio laboratorio e istituto
  • divertirsi