domenica 6 luglio 2008

Il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana ha partecipato a un programma TV sugli UFO

Il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Giovanni Fabrizio Bignami è stato ospite della puntata del 2 luglio 2008 del programma TV Top Secret di Rete 4, condotto da Claudio Brachino, dedicata agli UFO. Non l'ho vista, ma gli amici di Forumastronautico.it riferiscono che un altro ospite, l'ufologo Roberto Pinotti, ha parlato di manufatti alieni applicati a cavie umane e dell'avvistamento UFO del profeta Ezechiele (sic).

Una riproposizione della solita spazzatura mediatica estiva sugli UFO. Non mi sorprende, ma mi consola sapere che non è stato sprecato denaro pubblico.

Mi sorprende, invece, la presenza di Bignami, una caduta di stile. Con il suo ruolo istituzionale ha assecondato una discussione pseudoscientifica. Non credo che il suo omologo americano, l'amministratore della NASA, faccia simili apparizioni televisive.

Apprezzo la disponibilità di Bignami a comunicare con il pubblico e il desiderio di rivolgersi a spettatori più ragionevoli. Ma la partecipazione di scienziati a dibattiti TV sulle pseudoscienze è una trappola mediatica. La linea editoriale di un programma come Top Secret, che si occupa di angeli e demoni (l'insondabile, secondo il sito ufficiale), non offre garanzie di rigore e imparzialità.

Preferirei che Bignami fosse più selettivo nella scelta delle sue apparizioni pubbliche, e dedicasse il suo tempo limitato a eventi di qualità che non diluiscano i valori scientifici e professionali che il suo ruolo istituzionale rappresenta.

3 commenti:

  1. Andrea Bernagozzi6 luglio 2008 16:33

    Caro avventuriero planetario,

    il dubbio amletico «partecipare o non partecipare» quando si tratta di dibattiti pseudoscientifici è irrisolto.

    Per giungere a una soluzione, ammesso che ci sia, bisogna però essere consapevoli del meccanismo mediatico in azione.

    Perché i dibattiti sono trappole mediatiche solo se non ne conosci i meccanismi intrinseci, quelli che definiscono un dibattito sui mezzi di comunicazione.

    Di seguito alcune riflessioni che so bene essere banalità dette e stradette, ma che intendo ribadire in questo contesto per completezza.

    Un meccanismo base del giornalismo vuole che per ogni argomento ci siano almeno DUE VOCI. Il confronto è necessario perché il buon giornalista non è un'opinion maker, ma è un informatore. Riporta notizie e fonti sulle quali spetta all'utente, lettore o telespettatore che sia, farsi la propria opinione.

    In quest'ottica più i due commenti sono DIVERGENTI, meglio è perché si dà all'utente l'impressione di essere un giornalista neutrale e perciò affidabile. Inoltro se lo spettro di informazioni è ampio, allora l'utente si sente gratificato, perché può avvalersi della sua capacità di scegliere liberamente in prima persona.

    Corollario di tale impostazione è che automaticamente le due voci vengono messe SULLO STESSO PIANO. Una volta dichiarata la fonte, sul ring mediatico si è tutti uguali. Per questo si può assistere a situazioni ben più drammatiche di un dibattito sugli UFO, come un sopravvissuto ai campi di sterminio messo a confronto con uno storico negazionista.

    Spetta alla sensibilità della direzione della testata evitare degenerazioni del sistema. Il direttore si assume la responsabilità di dire che cos'è per lui la degenerazione. Se la linea non piace all'editore di riferimento, cioè quello che ci mette i soldi, allora toglie il mandato al direttore e amici come prima. E' tutto legittimo, eh, nessuna censura.

    Riassumendo, bisogna essere consapevoli che nel dibattito ci sono sempre DUE VOCI DIVERGENTI e che queste sono proposte SULLO STESSO PIANO. Non importa che tu sia professorone e l'altro abbia la terza media: in democrazia tutti possono parlare. Chi lo nega è percepito dal pubblico come antipatico nella migliore delle ipotesi, contrario alla democrazia nella peggiore!

    Ecco, è importante che questo sia chiaro perché poi si possa prendere in maniera consapevole la scelta di partecipare oppure no.

    Perché se uno studioso con mille pubblicazioni va e si lamenta che gli hanno dato lo stesso tempo concesso a uno che ha solo il suo blog, be', allora non ha capito a cosa stava andando. Non è caduto in una trappola: è stato supponente lui.

    Non vi va bene, è una vergogna, è un'ingiustizia? Allora vi dico che lo storico negazionista di cui sopra ha mille pubblicazioni su riviste autorevoli, mentre il sopravvissuto al campo di sterminio ha la terza media e neppure un blog. Vi piacerebbe un dibattito in cui quest'ultimo ha solo un minuto per parlare? Qui non vale l'indice di citazione!

    La questione è apertissima e caso mai se ne potrà riparlare in occasione di un altro post. Non darei però così scontato che un dirigente Nasa dica di no all'invito a un programma sugli UFO in onda su una rete nazionale.

    Chiedo scusa per il predicozzo da sa-tutto-lui. Mi sono permesso di esplicitare alcune nozioni per essere sicuro che fossero condivise.

    Grazie, Andrea

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  2. Andrea Bernagozzi6 luglio 2008 16:38

    Caro avventuriero planetario,

    ancora un pensiero, permetti?

    Ci tengo infatti a sottolineare che finché in Italia si parla di UFO e cerchi nel grano, siamo ancora in campi che, sui grandi numeri, hanno un effetto marginale sul paese.

    Perfino le voci sui complotti dell'11 settembre non credo che spostino voti in maniera significativa negli USA.

    Quando il dibattito invece riguarderà evoluzionismo e creazionismo, come probabilmente accadrà per il 2009 anno di Darwin oltre che dell'astronomia, la cosa sarà molto importante.

    Perché la posta in gioco sarà la definizione stessa di scienza e quindi la politica educativa e di ricerca del nostro paese. Come direbbe il mio amico Fabrizio: la scelta riguarderà «qual è il mondo in cui vogliamo vivere».

    E non mi riferisco solo al creazionismo di stampo cristiano (non cattolico, non solo almeno) fondamentalista, ma anche quello di tipo islamico. Attivo non nelle scuole coraniche talebane, ma nella democratica Turchia.

    L'Italia per sua posizione geografica e vicende storiche correlate potrebbe essere presa in mezzo. Partecipare o non partecipare potrebbe divenire una questione estremamente *seria*.

    Vedremo!

    Chiedo scusa per il tono da profeta di sventura di questo commento. E' che voglio dire certe cose in tempo prima della fine del mondo nel 2012!

    Grazie, Andrea

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  3. Caro Andrea, ti ringrazio per le riflessioni, che ho apprezzato.

    P.S.
    Il mondo non finirà nel 2012: lo riferisce un viaggiatore del tempo arrivato dal 2036 di cui si parla ampiamente in TV.

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